Stephen Gaghan
Syriana
di Chiara Federico
La storia, e la cronaca, non sono realmente soggette a leggi semplici. Frasi fatte e precetti universali si sgretolano in fretta nella loro ansia di circoscrivere, indirizzare, spiegare. Dietro Syriana c'è probabilmente questo: il desiderio di indagare una parte di mondo rilevante, pesante, rinunciando alla semplicità e alla scorrevolezza del plot. Il regista Stephen Gaghan, sceneggiatore di Traffic, esplora una realtà polivalente in cui il simbolico e l'effettivo si incontrano spesso, e la vera ricerca è quella di una complessità, più che di una complicanza.
Lontani dalla fotografia sgranata e ammaliante di Traffic, con Syriana ci addentriamo in territori "torridi" illustrati da immagini nitide e puntuali, montate con ritmo d'impatto, ma non frastornante. La parola "Syriana" si riferisce ad un'espressione talvolta usata dagli affaristi americani per designare aree e situazioni particolarmente "calde" nel Medioriente. La storia, un collage di storie, è ispirata al libro "See no evil" ("La disfatta della CIA"), scritto dall'ex agente CIA Robert Baer e basato sull'influenza dei traffici petroliferi nel mondo e sulla loro capacità di mobilitare nazioni, di stipulare o sciogliere patti. Un principe dagli occhi chiari, in attesa di diventare sovrano, fa progetti per il suo futuro mandato. Di idee progressiste, Nasir vorrebbe ottimizzare le ingenti risorse di gas del suo paese (ci troviamo nel Golfo Persico) per uno sfruttamento oculato che possa risollevare l'economia e le condizioni di vita del suo popolo. Per far questo, si mette contro la tronfia Connex - multinazionale Texana con il monopolio sull'utilizzo delle materie prime, la cui gestione selvaggia ha impoverito fortemente il paese -, e prende accordi con una compagnia cinese, alla quale cede i diritti sugli stabilimenti. Per poter continuare ad influire sull'economia del Medioriente, la Connex tenta allora la fusione con una piccola compagnia petrolifera che può vantare i diritti sui giacimenti in Kazakhistan, la Killen.
Dalle conversazioni grigiastre dei burocrati della Connex si passa alla prima ramificazione apparentemente "marginale": il Procuratore Bennet Holiday si insinua nelle dinamiche della fusione, ufficialmente chiamato a controllare che le procedure siano regolari, ma in realtà scaltro osservatore di un dictat irrinunciabile. Nella vicenda si invischia anche Bob Barnes (Clooney, alter-ego dell'autore del libro), che al termine della sua attività di agente della CIA è costretto ad accettare una nuova, rischiosa missione: quella di uccidere Nasir. Ma un improvviso rapimento, nel quale l'acquisizione di una nuova consapevolezza si accompagna alla dolorosa tortura fisica, apriranno gli occhi a Bob sui veri scopi della sua "missione" e su gran parte dei 20 anni passati al servizio della CIA. Bryan Woodman è invece un uomo giovane, legato al suo nucleo familiare sfaldato da un evento tragico, ed è un esperto energetico interessato e conquistato dai progetti di Nasir, con il quale resterà a contatto per molto tempo. Infine, la parte lirica e popolare della pellicola: un padre, ma soprattutto un figlio, immigrati per lavorare nei pozzi petroliferi. Il giovane, dai giochi sui tralicci, cederà presto ad un percorso impietoso e già segnato.
La parabola dei personaggi si nutre di sguardi furtivi, di dialoghi dimezzati dal forte potere rivelatore, di corse e di esplosioni definitorie. Pur nell'ampiezza dimensionale, fisica, quasi epica dei luoghi mostrati, c'è una normalità aberrata ed astringente a mostrare il nucleo costipato, il groviglio che rende cechi, come nella prigione sotterranea dove il corpo di Barnes trova momentaneo ristoro. Povertà, dialoghi, assolutismi. I legami tra le varie storie appaiono per la maggior parte fuggevoli, ma pregnanti, in un paesaggio che rende protagonisti i corpi e la loro materia gravosa e asfissiante. Il contenuto invade la forma, rendendo il film attraente e non fruibile, nonostante le apparenti concessioni al cinema holliwoodiano classico. Si rimane "freddi" nella visione, ma assolutamente poco lucidi nella reazione alla veridicità della vita da filmare, realtà cunicolare, dispersa, dove il senso etico si abbandona ad un lieve, ma significativo istinto. Syriana sviscera l'ingordigia, quella di avere, di possedere a discapito di tutti, e quella del conoscere. Nella sua fedeltà agli intenti risulta irritante, spossante, da rivedere con un'attenzione slegata dal peso del corpo.
SYRIANA
(USA, 2005)
Regia
Stephen Gaghan
Sceneggiatura
Stephen Gaghan
Montaggio
Tim Squyres
Fotografia
Robert Elswit
Musica
Alexandre Desplat
Durata
126 min