Tommy Lee Jones
Le tre sepolture
di Christian Olivo
Nel deserto remoto e inaccessibile del Texas occidentale viene rinvenuto il corpo di Melquiades Estrada, uno dei tanti vaqueros clandestini di cui nessuno, in vita e in morte, sembra curarsi. Le autorità del luogo sembrano disinteressate ad aprire un'indagine, ma l'amico di sempre Pete Perkins, rancher di poche parole ma assolutamente rispettabile, è determinato a scoprire verità e colpevole. Dopo aver rapito uno sporco poliziotto di frontiera, Mike Norton, e dopo averlo obbligato a dissotterrare il corpo dalla fossa di Van Horn, con l'intenzione di dare al defunto una degna sepoltura nella città natale, Pete intraprenderà un viaggio tanto pericoloso quanto idealista nel Messico più profondo. Un'avventura che lo metterà a duro confronto con i fantasmi del suo passato.
Non è certo una sorpresa ritrovare a dieci anni esatti dall'esordio dietro la macchina da presa, seppur per il trascurabile film tv The Good Old Boys, il buon vecchio Tommy Lee Jones. Come non è certo una sorpresa affermare che questo Le tre sepolture, prodotto tra gli altri da Luc Besson e acclamato al più recente Festival di Cannes, sia bello, bello e ancora bello. Ma è sicuramente una novità vedere rinvigorito all'alba del nuovo millennio un genere, il western, così lontano dai ritmi e dai gusti attuali. Ne è conferma, seppur con tematiche e modalità diverse, la compresenza nelle sale italiane de I segreti di Brokeback Mountain e l'annunciata, ma non imminente, uscita di quello che a tutti gli effetti sembra già confermarsi come il capolavoro di Walter Hill, Broken Trail.
Le tre sepolture non è solo il genere rivisitato, ma il genere riassimilato e restituito. Già, perché se della nuda e cruda azione alla Peckinpah (e soprattutto del suo Voglio la testa di Garcia) e dello humour di confine alla Eastwood, oltre che del cinismo bronsoniano de Il giustiziere della notte, è dato ritrovare ben più che una traccia tangibile, la pellicola di Tommy Lee Jones rielabora la materia alla luce di quell'umanità così presente in tanto cinema moderno. Come conseguenza, i lunghi silenzi, gli sguardi ostili e gli ampi, quasi infiniti, scenari creano un terreno fertile per i dialoghi, soppesati e intenzionalmente lontani da una chiara identificazione con il Bene o con il Male di cui la scrittura del soggettista Guillermo Arringa (Amores Perros, 21 grammi) è riconosciuto esempio. Una sceneggiatura di collisione dei personaggi che, nonostante qualche eccesso di drammaticità e un sovvertimento spesso compiaciuto del piano temporale, si incastona alla perfezione nelle pieghe sobrie della regia di Jones, direzione che non si gongola nella tanta materia naturistica e nei virtuosismi di macchina che tali orizzonti potrebbero suggerire. Al contrario, il suo stile si rivela cadenzato, pacato, quasi sussurrato, come a rispettare le tre sepolture del messicano Estrada, come a inserirsi clandestinamente nel tentativo metacinematografico di ripercorrere la fine dell'assente protagonista.
Situazioni che non sono poi così lontane dalle vicende dell'America di oggi, fatta di piccole storie, di fantasmi della società, di vite passate, di personaggi di frontiera. Il Texas sud-occidentale, dipinto con tanto vigore dalla fotografia di Chris Menges, non è infatti altro che il confine che separa questo film da certo cinema hollywoodiano o, più contestualmente, il punto di separazione tra il Sogno Americano e i margini della società. Le tre sepolture non si limita però alla critica contemporanea nei confronti della razza bianca che scopre la natura umana dietro il popolo senza faccia e senza nome solo dopo aver commesso il peccato. In questo capolavoro, e per merito delle ammirevoli interpretazioni di Tommy Lee Jones (quasi il ruolo per cui egli stesso sembra essere nato) e di Barry Pepper, c'è molto di più: la promessa, il peccato e l'espiazione, trinità del viaggio compiuto da Pete, Mike e il corpo defunto di Melquiades che diventa percorso uno e trino di redenzione, e, infine, allegoria della vita oltre la morte. Un inizio che è anche iniziazione alla realtà spesso illogica delle conseguenze.
LE TRE SEPOLTURE
(USA/Francia, 2005)
Regia
Tommy Lee Jones
Sceneggiatura
Guillermo Arriaga
Montaggio
Roberto Silvi
Fotografia
Chris Menges
Musica
Marco Beltrami
Durata
114 min