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Si tratta di un capolavoro di sceneggiatura, regia e recitazione. Amato e odiato dall'autore stesso, è un film travagliato, rocambolesco e geniale. Girato "a strappi" per tutta Europa (Spagna, Francia, Italia, Germania) con grossi problemi di budget e montato (pare) senza rispettare le volontà originarie di Welles (ne esiste anche una doppia versione "spagnola") Rapporto confidenziale alias Mr. Arkadin rivela, senza svelare, le dinamiche oscure del potere, delle sue forme di attrazione segrete, delle sue regole sconosciute e dei rapporti casuali (e non) che vengono a crearsi assurdamente fra gli uomini. Insomma, assistiamo a un'indagine, a un dramma, a una commedia o a una tragedia inghiottiti e ipnotizzati dalla capacità narrativa di Welles. È impossibile non restare rapiti già alla prima inquadratura, nonostante la verità e la storia del film non siano mai a portata di mano. Anzi, come già accadeva in Quarto potere non ci è data la possibilità di penetrare fino in fondo nei segreti del protagonista, oscuro oggetto che incarna l'inesplorabile, il non permeabile, l'attraente e l'inespugnabile. E Mr. Arkadin si configura a tutti gli effetti come un oggetto oscuro, sconosciuto a sè stesso.
C'è un senso dell'inganno e del trucco che incatena i personaggi del film in primis, ma che si trasferisce immediatamente e coinvolge magicamente gli spettatori. Il film si configura infatti come una macchinazione complessa, un intreccio che tanto più avanza, tanto meno si svela. È la poetica che sta alla base di tutta l'opera wellesiana (da La guerra dei mondi, la famosa simulazione radiofonica dell'attacco alieno, fino a F for Fake, capolavoro della sua piena maturità artistica), l'intreccio ambiguo fra verità e finzione, scatole cinesi che svelano una verità mai assoluta, dove alla fine c'è solo il posto per la caduta e l'autodistruzione. E in Mr Arkadin questo processo coinvolge direttamente il suo protagonista: lui stesso coinvolto nell'indagine "simulata" che commissiona su sè stesso per far luce su un passato sconosciuto (?), da nascondere definitivamente.
Tutto è sul filo dell'incertezza, della presa in giro, dell'imbroglio. Ed è forse il film dove meglio si rivelano le capacità di Welles nel governare la materia filmica: inquadrature dense, montaggio serrato e flashback, il tutto accompagnato da una colonna sonora altrettanto intensa e sapientemente costruita: un piacere per gli occhi e per la mente che testimonia in definitiva il rispetto del regista verso il suo spettatore. Aldilà di quella tirannia che il grande maestro, attraverso le sue invenzioni e le sue idee, ha sempre saputo imporre a tutti noi.
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