Niels Mueller
The Assassination of Richard Nixon
di Alessio Gradogna
Il "Grande Altro" è dentro di noi, in una coscienza personale che nell'antro delle proprie limitazioni confluisce in una coscienza collettiva, entro cui si attua il processo di spersonalizzazione dell'individuo, puro oggetto di scambio in una realtà in cui solo l'aspetto economico rappresenta il potere. C'è un presidente Americano che viene eletto promettendo di dare un taglio netto alla tremenda guerra del Vietnam, e poi fa tutt'altro, ma viene rieletto di nuovo. Perchè è il miglior mentitore del mondo, e perchè nella menzogna si riconosce la strategia vincente dell'affermazione di sè, e al contempo il filo conduttore che regola le imposizioni della vita comune. Non serve disconoscere l'autorità, non serve il gesto di ribellione come atto fondante di un nuovo Io da urlare agli occhi dell'universo, e non basta lottare, per un ideale o per un Sogno che in fondo non esiste nemmeno. L'inettitudine a vivere è una condanna eterna, in perfetta antitesi con la corazza d'acciaio entro cui naviga placido il potere, e in essa c'è una strada buia destinata, inevitabilmente, alla sconfitta.
È il destino di Sam Bicke, che nel 1974, in pieno Watergate, tentò di dirottare un aereo per schiantarsi contro la Casa Bianca e uccidere Richard Nixon, da lui considerato come centro focale della pestilenza che domina(va) il mondo. Un uomo solo contro lupi affamati di sangue, abbandonato dalla moglie perchè essere perdente, insulso, incapace di mantenere qualsiasi tipo di lavoro, esente dal fascino incondizionato che una persona di successo emana da ogni stilla del proprio corpo. Nella pellicola dell'esordiente Niels Mueller, affidata interamente all'immenso talento interpretativo di Sean Penn, e prodotta tra gli altri da Leonardo Di Caprio, Alfonso Cuaron e Alexander Payne, il destino irreversibile di Bicke segue una progressione narrativa articolata e al contempo limpidamente immediata, perchè è chiaro fin da subito, agli occhi dello spettatore, l'impossibile traguardo verso cui corre un uomo che ha già perso la sua sfida prim'ancora di iniziarla. I lupi divorano ogni speranza, con la loro fame di potere, denaro, gloria, con la virtù disegnata nel manuale della menzogna, e con l'irrisione beffarda di un agnellino capace solo di abbassare gli occhi di fronte all'atto di rivalsa, immaginato ma mai concluso, programmato e sempre mancato. Perchè all'ultimo istante il debole non trova in sè la spinta necessaria all'azione pratica, preferendo rannicchiarsi in un bozzolo di (in)certezze consumate dall'oblio di una vita oscurata e fallita.
Non basta la richiesta ufficiale di divorzio di una moglie stanca dell'instabilità emotiva e finanziaria, non basta l'umiliazione costante di un viscido datore di lavoro cultore della legge del più forte (e del più furbo), non basta una richiesta di sovvenzione negata dallo Stato che distrugge un progetto tanto anelato: la vendetta, non ha corso. Bicke-Penn resta un granello di polvere, invisibile nel vorticoso tracimare di un mondo in cui i potenti giocano a carte coi destini dei popoli. E resta un uomo invisibile, condizione che non lo abbandonerà neanche dopo aver compiuto l'atto estremo.
Non è difficile trovare concrete assonanze tra The Assassination of Richard Nixon e Taxi Driver, a partire dalla somiglianza fonetica tra i nomi dei due protagonisti (Bickle/Bicke), per continuare con la connotazione politica che mira a colpire lo Stato e la sua autorità, e con il destino reietto di due perdenti che rifiutando di vendere l'anima al Diavolo (cioè la legge sociale) decidono di scrivere autonomamente l'ultima pagina del proprio destino. Ma il Bicke del film di Mueller non ha una guerra fisica cicatrizzata nel corpo e nell'anima: la sua ferita è solo dentro, nei recessi di un cuore infranto, nei lividi di un sacco di spazzatura preso a calci, negli occhi bassi di chi non ha il permesso di guardare in faccia il "Grande Altro". Trent'anni fa c'era il Vietnam, ora ci sono (c'erano) le Torri Gemelle, ma le tragedie apocalittiche non sono sufficienti a risanare l'anima corrotta del sistema. L'unico potere che resta è stabilire quando morire, e poterlo fare, magari, sorridendo.
THE ASSASSINATION OF RICHARD NIXON
(USA/Messico, 2004)
Regia
Niels Mueller
Sceneggiatura
Niels Mueller, Kevin Kennedy
Montaggio
Jay Cassidy
Fotografia
Emmanuel Lubezki
Musica
Steven M. Stern
Durata
95 min