Phillip Noyce
The Quiet American
di Paolo Fossati
Una voce "over" svela i pensieri di un occidentale a Saigon, esattamente come nelle prime sequenze di Apocalypse Now. Phillip Noyce apre il suo The Quiet American con un'inquadratura fissa, la soggettiva di un giornalista inglese che osserva l'Indocina, dove vive da due anni, riflettendo sul fascino e sul potere mistico del luogo. "Non posso dire che cosa mi abbia fatto innamorare del Vietnam, forse il fatto che la voce di una donna riesca a stordirti o che tutto sia così intenso: i colori, i sapori...persino la pioggia, così diversa dalla pioggia sporca di Londra. Dicono che qualunque cosa si stia cercando qui si può trovare. Dicono che quando si arriva in Vietnam bastino pochi minuti per capire quasi tutto, ma quello che resta bisogna viverlo".
Siamo all'inizio degli anni Cinquanta e - ancora lontani dagli avvenimenti e dalle devastazioni apocalittiche che descriverà Coppola - la macchina da presa al termine del prologo, con un improvviso movimento, smette di mostrarci l'orizzonte e si abbassa a scoprire il corpo di un "americano tranquillo" che giace, assassinato, quasi a prevedere l'inizio di un'epoca buia. La storia narrata dal film è quella dell'omonimo romanzo di Graham Greene (1904 - 1991), che visse a Saigon testimoniando come giornalista il declino del colonialismo francese e presagì il coinvolgimento statunitense in Vietnam: l'amicizia e la rivalità in amore tra Fowler (Michael Caine), cronista inglese di mezza età e il giovane americano Pyle (Brendan Fraser), giunto a Saigon per coordinare una missione di aiuti economici e sanitari, ma intento troppo spesso in letture e discorsi politici, tanto da destare il sospetto d'esser legato alla CIA.
Il britannico Greene, evidentemente più affine a Fowler (personaggio di cui assume il punto di vista anche il film), presenta l'"americano tranquillo" scrivendo: "Pyle prendeva le cose molto sul serio, e io mi ero sopportato tutte le sue prediche sull'Estremo Oriente, che lui conosceva da tanti mesi quanti erano gli anni da quando lo conoscevo io. Un altro dei suoi argomenti favoriti era la Democrazia. Aveva opinioni precise, quanto irritanti, su quello che gli Stati Uniti stavano facendo nel mondo". I due si contendono la splendida Phuong (Do Thi Hai Yen), che, mentre il giornalista non può sposare perché la moglie londinese non gli concede il divorzio, l'aitante yankee conquista con lusinghe: promettendole il matrimonio ed una nuova vita negli Usa, lontana dalle difficoltà che la affliggono nel suo paese natale, insomma inculcandole un tranquillo sogno americano.
Già nel 1957 Mankiewicz realizzò un film dal libro di Greene, destinato a suscitare polemiche a causa delle modifiche al testo, tacciate di maccartismo, che eliminavano le tracce di politica e la sapiente ambiguità con cui il romanzo circondava i gesti dei personaggi, in favore di soluzioni troppo palesi all'enigma dell'assassinio, liquidato in chiave sentimentale. Rappresentare il potere in un'opera di finzione cinematografica che tende a svelarne i meccanismi è un'azione che finisce spesso con l'essere temuta, innescando altri giochi di potere: ne è un esempio eclatante la scelta politica/economica della Miramax di far slittare l'uscita nelle sale del film di Noyce, che, pronto nel periodo immediatamente successivo all'11 settembre 2001, è stato congelato in attesa di essere distribuito in tempi più sereni. Si temeva non sarebbe stato accolto al meglio, in quel periodo di lutto e fervore patriottico, a causa della critica che muove all'interventismo statunitense e dell'imbarazzante ricostruzione storica che vede gli Usa orchestrare strategici attentati terroristici a Saigon. Lungimirante ed acuto Graham Greene, mezzo secolo fa, apriva il suo romanzo con questa citazione di Arthur Hugh Clough (1819 - 1861): "Non mi piace farmi commuovere: la volontà viene eccitata; e l'azione è cosa molto pericolosa; temo qualcosa di falso, qualche abuso del cuore o qualche procedimento illegittimo; siamo troppo inclini a tali cose, con la nostra terribile nozione del dovere".
THE QUIET AMERICAN
(USA, 2002)
Regia
Phillip Noyce
Sceneggiatura
Christopher Hampton, Robert Schenkkan
Montaggio
John Scott
Fotografia
Christopher Doyle
Musica
Craig Armstrong
Durata
95 min