|
Rivka e Malka sono due sorelle ebree di Gerusalemme. La comunità cui appartengono osserva in modo rigoroso le leggi della Thorà, i consigli del rabbino sono ordini, i dettami religiosi governano ogni momento della vita quotidiana, anche la pratica sessuale. Rivka, la sorella più grande, da dieci anni è sposa di Meir, di cui è profondamente innamorata. All'occhio della comunità però l'assenza di figli macchia di vergogna e impurità la loro unione. Il rabbino impone a Meir di ripudiare la moglie e di congiungersi con un'altra donna. Malka, la sorella più piccola, è costretta a sposare Yossef, ma in realtà è da anni innamorata di Jaakov. Malka cerca in tutti i modi di farsi ripudiare.
Kadosh significa "sacro", ma ha qui una valenza del tutto ironica perché Gitai ci parla in realtà di un ebraismo estremamente radicale, che ha ben poco di sacro e spirituale. In tale contesto la donna occupa una posizione sociale inferiore. Le parole del rabbino al proposito sono molto chiare: "La sola gioia di una donna è allevare i propri figli". La donna è esclusa dall'accesso diretto al corpo delle leggi sacre e ogni sua azione o pensiero acquisisce significato nell'obbedienza a un codice imposto dall'alto. Il potere che deriva da tale codice, cioè dal "verbo", spetta in maniera esclusiva all'uomo, mentre la donna, per sua natura impura, ne è tenuta lontana. La comunità riconosce la propria interpretazione dei testi sacri come l'unica possibile, la volontà è quella di affermarsi come modello ed esempio per il popolo di Israele. Il progetto è insieme religioso e politico. Un'interpretazione rigorosa della parola divina nasconde molte contraddizioni interne: quando le parole vengono estratte dal contesto e spogliate del loro significato originario danno origine a un nuovo testo, che arriva a sostituirsi a quello di partenza. Ecco il paradosso, che rivela la fragilità del sistema stesso: l'interpretazione di un testo, dandosi come unica e vera, nega il testo stesso. Il sistema limita l'accesso al potere a una ristretta minoranza, opera l'annichilimento delle personalità individuali e nega tutte le devianze. Se la donna occupa un posto secondario nella comunità, anche l'uomo non gode di molte libertà. Il rabbino esercita il suo potere decisionale sui singoli, costringendoli a compiere dei sacrifici per l'interesse collettivo. La legge nelle mani del rabbino è la mano di un potere invisibile e incontrastabile, accettato come volontà divina.
Gitai predilige un linguaggio semplice, caratterizzato da interni poveri, rari i totali, pochi i personaggi; la recitazione stessa è quasi stilizzata, statuaria, ricca di silenzi e di sguardi. L'occhio della macchina da presa osserva con attenzione la realtà, ma non vi partecipa emotivamente, rimane in disparte accentuando così la tragicità di una situazione in cui i protagonisti sono statici e impotenti nei confronti di una volontà superiore che li danneggia in nome di un progetto lontano e incomprensibile. L'unica eccezione è rappresentata dalle due sorelle, la cui vitalità contrasta con il grigiore dell'ambiente che le circonda. La rappresentazione del dialogo tra il rabbino e Meir, durante il quale vengono argomentate le giustificazioni del ripudio di Rivka, fornisce una nitida immagine del potere secondo Gitai. Il rabbino parla a Meir camminando con lui intorno a un leggio, disegnando tanti piccoli cerchi, che sembrano formare una spirale che stritola l'individuo, lo soffoca, privandolo della sua libertà di pensiero e di azione.
Le due donne si distinguono dalla massa perché riescono, infine, a conquistare la propria libertà e indipendenza dal potere, anche se in maniera diversa. Rivka, dopo aver vissuto in armonia con le leggi che regolamentavano la sua vita, in seguito esclusa dalla comunità, si rinchiude nella sua solitudine. Non si rassegnerà mai di aver perso l'uomo amato, così, alla fine, si fa coraggio e di notte si presenta da Meir, lo accarezza come per dargli un ultimo addio. Al mattino Meir la troverà morta tra le sue braccia. Con questo ultimo atto Rivka si eleva moralmente rispetto al marito, che non ha saputo proteggere la propria donna. Malka, a differenza della sorella, ha una personalità più ribelle, si sente soffocata dalle infinite regole che deve rispettare, riconosce le contraddizioni che emergono dalle parole dello stesso rabbino. E alla fine riesce a trovare il coraggio per affrontare la separazione da un mondo che le è ormai diventato ostile.
|