Alexander Payne
Sideways
di Gloria Misul
Un film da assaggiare e odorare, una pellicola quasi sinestesica in cui gusto, vista e olfatto sono stimolati per due ore attraverso le immagini di vini e vigneti della Santa Ynez Valley in California. L'originalità della storia non sta, ovviamente, né nell'impianto del road-movie né nell'aver affiancato due soggetti improbabili come Jack (Thomas Haden Church) e Miles (Paul Jamatti), bensì nell'aver utilizzato lo studio enologico e la passione per il buon vino come metafora di certa condizione umana e di emozioni non sempre lineari.
Paragonato da alcuni critici a Il sorpasso di Dino Risi (1962), Sideways se ne discosta per alcune peculiarità, prima fra tutte il finale: tragico nella pellicola italiana, agrodolce e vagamente speranzoso in questa. In secondo luogo, è diverso il rapporto che lega la coppia di protagonisti: Bruno (Vittorio Gassman) e Roberto (Jean-Louis Trintignant) sono amici occasionali, volutamente giustapposti, che non si conoscono affatto e trascorrono insieme solo le ventiquattr'ore di un assolato ferragosto. Miles e Jack, invece, sono amici secolari, uniti dai tempi del college, che decidono di concedersi una settimana - l'ultima da scapolo di Jack - tra visite ai viticoltori e partite di golf, anche se in entrambe le coppie persiste il disequilibrio interno e la netta opposizione dei soggetti: Miles è timido e introverso come l'universitario Roberto mentre Jack ha in comune con Bruno le spacconate e il costante bisogno di cogliere l'attimo. Inoltre, se il film di Risi è una commedia di costume che simboleggia la società italiana degli Anni Sessanta, economicamente ricca ma priva di una progettualità collettiva, la commedia di Payne è un'analisi tragicomica della fragilità umana e della consapevolezza che da essa ne deriva: basti pensare a quando Jack, rientrato in albergo dopo la sua ultima avventura, scoppia in un pianto a dirotto per aver dimenticato a casa della donna il portafoglio con dentro le fedi nuziali, o quando Miles telefona alla ex moglie in evidente stato di ubriachezza, oppure quando perde il controllo davanti a un cameriere dopo aver ricevuto l'ennesimo rifiuto di un editore.
I due protagonisti vivono inizialmente in un vicolo cieco poiché stentano ad accettare le proprie sconfitte e nello stesso tempo non riescono più a sognare una vita diversa: Jack, attore di spot televisivi ormai fallito, sta per sposarsi ed entrare in società con il futuro suocero e compensa la delusione professionale con il sesso occasionale, mentre Miles, ancora dolorante per il proprio divorzio, insegna fiaccamente l'inglese in una scuola media e non trova alcun editore disposto a pubblicargli il suo primo romanzo. L'autocoscienza che progressivamente emerge nella storia acquista la sua massima espressione nell'incontro con Maya (Virginia Madsen) e Stephanie (Sandra Oh). L'ingresso di queste due donne a metà viaggio sovverte i piani prestabiliti poiché Stephanie fa perdere immediatamente la testa a Jack, portandolo a dubitare dell'imminente matrimonio, mentre Maya si rivela una compagna perfetta per Miles, come lui tenera, ironica e valida conoscitrice del vino e delle sue qualità. Tanto il rapporto tra Jack e Stephanie è immediato e passionale, quanto l'affinità tra Miles e Maya si mimetizza dietro una lunga conversazione notturna che svela la reciproca passione per l'enologia, sottolineando la differenza del loro stato d'animo. Maya ha chiuso i conti con il passato e vive con equilibrio la propria solitudine; Miles, pessimista e nostalgico, è ancora in lotta con essa non riuscendo a racchiuderla in una dimensione privata.
L'autenticità di Sideways sta nei personaggi più che nelle situazioni: la malinconia di Miles, la spavalderia di Jack, la seduzione di Stephanie o la dolcezza di Maya sono caratteristiche che li rendono comuni e assimilabili a persone altrettanto abituali. I due uomini sono degli anti-eroi, anime dalla spiazzante umanità e dalla confusione esilarante la cui amicizia è celebrata proprio nella loro opposizione. Non hanno nulla in comune eppure la loro inscindibilità è davanti ai nostri occhi, priva di retorica o di subordinazione. Alla fine del loro viaggio, l'affetto che li lega non ne esce rinvigorito ma neppure ridimensionato e la singolarità del film sta semplicemente nel raccontarlo senza doverlo necessariamente spiegare.
Ciò che invece cambia è l'atteggiamento di Miles verso la vita: egli decide di aprire la sua amata bottiglia di vino dentro un fast-food, innaffiando con essa scadenti hamburger e cacciando via tutti i fantasmi del passato. E' giunto un momento importante (già la consumazione di quel rarissimo vino lo è): ricominciare a vivere. In questo stesso tentativo si afferma tutta la sua grandezza.
SIDEWAYS
(Usa, 2004)
Regia
Alexander Payne
Sceneggiatura
Alexander Payne, Jim Taylor
Montaggio
Kevin Tent
Fotografia
Phedon Papamichael
Musica
Rolfe Kent
Durata
123 min