Philip K. Dick
Visioni dal futuro
di Paolo Fossati
Philip K. Dick
Visioni dal futuro
Fanucci Editore, 2006
416 pagine, 15,90 Euro
Sei diversi film dichiarano apertamente le proprie origini, radicate nella fantasia di Philip K. Dick, innumerevoli altre pellicole dissimulano il proprio debito bluffando.
Il volume di Philip K. Dick, Visioni dal futuro, pubblicato da Fanucci Editore, propone i testi in questione: il romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (portato sullo schermo da Ridley Scott in Blade Runner, Usa 1982) e cinque racconti, pubblicati negli anni Cinquanta e Sessanta: Ricordiamo per voi (Total Recall di Paul Verhoeven, Usa 1990), Modello due (Screamers di Christian Duguay, Usa/Canada/Giappone 1995), Impostore (Impostor di Gary Fleder, Usa 2002), Rapporto di minoranza (Minority Report di Steven Spielberg, Usa 2002) e I labirinti della memoria (Paycheck di John Woo, Usa 2003).
Tra le righe degli scritti di Philip K. Dick (1928-1982) si nasconde un mondo sempre nuovo, ma ogni volta denso di identiche ansie e aspettative: è il futuro. Un "momento" che, se indefinibile e indescrivibile nella sua totalità, risulta prevedibile seguendo le tracce delle ossessioni ricorrenti radicate nel tempo già vissuto. Se Dick ci proietta, sempre, in un'idea di futuro, dobbiamo ammettere che le sue "visioni" partono ogni volta da un punto d'osservazione ben definito: un presente da narratore onnisciente che descrive, continuamente, al lettore gli stessi anni colmi di tensioni postmoderne iniziati nel dopoguerra. Paradossalmente, quindi, scrivendo romanzi e racconti di fantascienza, Dick ci svela elementi di storia contemporanea, intercettando, inoltre, con il proprio narrare, comportamenti sociali e abitudini culturali.

Leggere i testi del romanziere, oltre che un'occasione impedibile per conoscerne lo stile e notare l'immediatezza dell'esposizione (probabilmente inattesa se confrontata con la fecondità che ha consentito la monumentale produzione), risulta un esercizio proficuo per i lettori che si accostano alla pagina dopo essere stati spettatori di film tratti da racconti di Dick. Abbattute le scenografie, aboliti gli effetti speciali, disinnescate le continue esplosioni e - finalmente - placatesi le ansie degli inseguimenti, si scorgono, solide come monoliti, alcune grandi tematiche che assillavano l'autore letterario: il tempo, la memoria, l'identità. Temi centrali per il cinema stesso, affrontati in maniera differente e soggettiva da ognuno dei registi dei sei film, purtroppo sempre con maggiore attenzione al profilmico, piuttosto che alla costruzione narrativa: alla fabula più che all'intreccio.
È così che, più che pensare ai grandi scenari fantascientifici ben ricostruiti dai film dichiaratamente tratti da Dick, leggendo di protagonisti che subiscono cancellazioni della memoria risulta impossibile deviare il flusso di pensieri che corre alle opere di registi che non hanno attinto ufficialmente dal "mondo" di Philip K. Dick, ma che di esso si sono nutriti, come Christoper Nolan (chi non ricorda Memento?) o Michel Gondry (come non ripensare, incontrando la "Ricord Inc" nel racconto Ricordiamo per voi, alla "Lacuna Inc." di Eternal sunshine of the spotless mind, orrendamente tradotto in Italia con il titolo Se mi lasci ti cancello?).
Nonostante i film in questione rappresentino un campione davvero eterogeneo e interessante da analizzare, prendendo in considerazione l'opera letteraria di Dick e osservandone gli sviluppi cinematografici, nasce nel lettore/spettatore (che pure può appassionarsi nel gioco - talvolta irrisolvibile - della ricerca filologica) una riflessione sul futuro: la speranza che il cinema renda giustizia a uno scrittore saccheggiato nell'essenza ed osannato attraverso azzardate mutazioni che, se pure hanno prodotto dei cult movie come Blade Runner e Minority Report, spesso hanno trascinato nel circo dell'action movie testi profetici ed immaginifici.