Alessio Gradogna, Fabio Tasso
Tokyo Syndrome. Le nuove frontiere dell'horror giapponese
di Tiziano Colombi
Alessio Gradogna, Fabio Tasso
Tokyo Syndrome. Le nuove frontiere dell'horror giapponese
Edizioni Falsopiano, 2006

210 pagine, 14 Euro

"Abitano in minuscole case, lavorano lunghissime ore e fanno pochissime ferie. Dicono di essere felici, ma, quando cala la sera, anche i giapponesi hanno bisogno di sognare. E giacchè pochi hanno un sogno loro, i più finiscono per comprarne uno dei tanti offerti dal mercato", così scriveva da Tokyo Tiziano Terzani. Era il 1989, quei sogni nel Giappone del nuovo millennio sono diventati incubi.
Gli autori di Tokyo Syndrome provano a mettere ordine tra allucinazioni, sangue, fantasmi e paure tecnologiche di vario genere riuscendo a confezionare un piccolo compendio di crudeltà che ha il grosso merito di non divenire pura e semplice catalogazione di autori e film. Il libro analizza il lavoro di alcuni dei maggiori registi dell'ultima ondata horror proveniente dall'estremo oriente, ma, soprattutto, si sforza di comprendere come e perché queste opere siano riuscite ad imporsi non solo nei circuiti dei festival internazionali ma abbiano raggiunto un numero enorme di spettatori in tutto il mondo, tanto da spingere l'industria americana ad acquistare i diritti di alcuni di questi film per farne dei remake "sbanca botteghino": vedi The Ring, tratto dalla pellicola diretta da Hideo Nakata Ringu, e The Grudge, prodotto negli Stati Uniti da Sam Raimi.
Dunque il Giappone, dopo lo smarrimento provato davanti alle "navi nere" dell'ammiraglio americano Perry - che voleva aprire il paese al commercio - e dopo essersi messo a imitare ossessivamente tutto ciò che era occidentale già dalla metà dell'Ottocento, sembra voler presentare il conto. A Kyoto, nel 1591, quando tredici gesuiti portoghesi traversarono le strade della città, tutti gli abitanti si agghindarono alla loro maniera, qualcuno arrivò addirittura a sfoggiare un rosario. Ora, dopo aver importato modelli di ogni genere, i giapponesi sembrano voler esportare il terrore. Risvegliare le paure dell'homo videns, come lo definisce Sartori, educato e dominato dall'immagine, e per questo tanto avvezzo a essa da credere di non poter più aver paura di fronte a uno schermo, è, a mio avviso, un risultato importante in grado di restituire al cinema di genere un ruolo che supera il puro intrattenimento.
A Gradogna e Tasso questo non sfugge: "l'horror giapponese di fine (e inizio) millennio si è posto come esemplare cartina di tornasole della realtà nazionale contemporanea, evidenziandone i progressi, le problematiche, le inquietudini e le difficoltà. Così ogni settore della vita pubblica è stato analizzato dall'occhio di una lente attenta e spesso feroce nel denunciare limiti e soprusi: la disumanizzazione dell'individuo a vantaggio dell'alienazione industriale (Tetsuo e Ringu), lo sviluppo tecnologico indiscriminato e incontrollabile (Kairo), il mondo yakuza che riempie le strade di morti e vendette senza fine (Dead or Alive, Ichi the Killer e Gozu)". Cambiano gli incubi e cambiano i luoghi e gli oggetti dai quali essi scaturiscono, niente più porte sbarrate da non superare, niente più angoli bui o strade sperdute, la paura arriva dalla tecnologia, dalla videocassetta mortale di Ringu e dai telefonini di The Call. Si attua, come fanno notare ancora gli autori del libro, "un passaggio, raro e spesso difficile, tra la dimensione interna del film e quella esterna".
Tokyo Syndrome prova a raccontare tutto questo, avvalendosi di una struttura snella che comprende le biografie dei registi, le schede dei loro film più importanti e alcuni passaggi tratti da interviste che illustrano brevemente il pensiero dei cineasti. "Certamente il Giappone è un paese tranquillo e sicuro, ma credo ci sia qualcosa di innaturale nella placidità della società giapponese", dice Takashi Miike, uno dei registi più estremi di questa sorta di nouvelle vague orientale. Il fatto che queste pellicole abbiano coinvolto un pubblico tanto ampio e diversificato fa temere che tale "in-naturalezza" non si limiti al vecchio Impero del Sole.