| Luca Malavasi |
| Mario Soldati |
| Il Castoro Cinema, 2006 |
| 176 pagine, 11,90 Euro |
 |
|
Ricostruire l'avventura cinematografica di Mario Soldati, osservandola in relazione allo spirito dell'epoca in cui è inscritta, è l'obiettivo di Luca Malavasi, che, nel centenario della nascita, dedica al regista torinese una corposa monografia, interpretandone l'opera con sguardo attento alle dinamiche dell'industria culturale italiana fra gli anni Trenta e il boom economico.
I film costituiscono l'orizzonte di riferimento di un'indagine inedita e rigorosa, condotta attraverso un'analisi sistematica della completa filmografia del cineasta, e mantenendo fede al proposito di non lasciarsi depistare dalla sua attività letteraria: la carriera del Soldati scrittore (nonché critico impegnato a commentare sulla pagina i propri lungometraggi) viene, infatti, presa in considerazione per chiarirne i contatti con l'impegno cinematografico, evitando accuratamente la trappola labirintica del raffronto tra linguaggi, già responsabile della miopia di molti sguardi critici precedenti, persi nell'incanto delle comparazioni tematiche o, più spesso, nella delusione dinanzi a un cinema segnato da "aritmie qualitative, passi falsi, furbizie commerciali e accondiscendenza estetica", ma che oggi si rivela estremamente significativo per comprendere lo spirito dell'Italia "piccola" della quale è divenuto memoria.
La ricognizione nell'opera soldatiana è condotta osservando le trasformazioni degli scenari mediali, sociali e culturali dell'epoca attraversata dallo sceneggiatore-regista (dal '38 al '61, escludendo la partecipazione a Torino (12 registi per 12 città) nel 1990). Dopo un'introduzione che indica le coordinate di partenza illustrando lo stato precedente degli studi sull'autore, Malavasi ci guida in un percorso monografico che si articola in quattro tempi, dilatati da un intermezzo per raccontare il caso emblematico dei sei film in due anni girati tra il '51 e il '53, e anticipati dal prologo Soggetti, sceneggiature e mezzi film, che descrive il progressivo avvicinamento al cinema dello scrittore avvenuto durante gli anni Trenta, affiancando, tra gli altri, Camerini, Blasetti e Mastrocinque, fino a giungere, "un po' per caso, avendo imparato il mestiere per osmosi e perché qualcuno intravede l'affare", alle prime regie, firmate in collaborazione con Ozep, Berthomieu e Borghesio.
Primo tempo. Commedie, milioni, cinema (1939-1940) è il capitolo dedicato all'esordio di Mario Soldati alla regia autonoma, approdo che passa attraverso l'esplorazione del tema della riconoscibilità del reale, già introdotto sia in Due milioni per un sorriso (diretto con l'amico Carlo Borghesio) che nel successivo Dora Nelson: "due film sulla sparizione della realtà" che, tessendo le trame di un discorso metacinematografico, ricostruiscono il clima già descritto (ma sotto falso nome) nel 1935 nelle pagine di 24 ore in uno studio cinematografico. La passione per le trasposizioni cinematografiche di opere letterarie trova spazio in Secondo tempo. Letteratura: Fogazzaro, Patti, Cinelli e Balzac (1941-1947), che indaga i rapporti dello scrittore e regista piemontese con il grande romanzo dell'Ottocento e mostra il suo interesse per quell'Italia provinciale che esplorerà in molti film. È un periodo caratterizzato da coerenza interna e si colloca in controtendenza rispetto al Neorealismo, fatta eccezione per un episodio che Malavasi ricostruisce, aprendo nuove prospettive di dibattito: la realizzazione nel 1945 del cortometraggio Chi è Dio?, scritto con Cesare Zavattini e Diego Fabbri, e prodotto dalla Orbis Film. In Donne, briganti e ladri. E un intermezzo comico (1949-1951), "terzo tempo" dell'analisi, trovano spazio le opere che affrontano tematiche legate alla resistenza partigiana, ma anche al banditismo. A seguire, troviamo il racconto della frenetica attività del regista nei primi anni Cinquanta, periodo in cui si dedica senza indugi a "film-rivista" e film "alimentari", in linea con le esigenze di un'industria cinematografica nazionale in ripresa e ansiosa di ricostruire un sistema di generi.
L'ultimo decennio della carriera cinematografica di Mario Soldati è ricostruito in Quarto tempo. Ritorno al serio, nostalgie e conclusione che, dopo aver notato un progressivo disagio (condiviso con gli altri autori del cinema medio) nel rimanere in bilico sui compromessi tra cinema alto e basso, rende conto dell'esperienza televisiva in Rai, iniziata nel 1957 con la realizzazione dell'inchiesta Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini, dodici puntate che fanno di Soldati "una vera e propria star, il primo letterato trasformato in divo televisivo". L'esercizio sul piccolo schermo proseguirà, poi, con altri programmi tra i quali, nel 1960, Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno, una nuova perlustrazione geografica e antropologica, ideata con Zavattini per costruire un "racconto dell'Italia e dei suoi abitanti, consentendo un'inedita messa a fuoco della predilezione soldatiana per le cose piccole, minori, marginali e, non senza tentazioni epiche, per le classi subalterne, la cultura locale, gli arcaismi e il folclore".
La panoramica che il libro attua sulla filmografia di Soldati innesca un gioco di relazioni e intrecci, sia con la poliedrica figura dell'autore che con lo scenario storico-culturale, rivela il volto del primo media-man italiano, che, come dimostra Malavasi, risulta "più moderno e aggiornato dei suoi critici" e "manifesta una disponibilità maggiore a condurre una doppia o tripla vita all'interno dei settori della produzione culturale di cui aveva perfettamente capito la differenza e al tempo stesso l'integrazione sistemica, passando poi a interpretarle e a esercitarle, testimoniando così di una nuova e vincente modalità di presenza e azione dell'intellettuale nel quadro della cultura di massa".
|