| Carlo Montanaro |
| Dall’argento al pixel – Storia della tecnica del cinema |
| Le Mani, 2005 |
| 158 pagine, 12 Euro |
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Questa storia della tecnica del cinema firmata da Carlo Montanaro è un manuale particolarmente fruibile per uso didattico, vista l'intensità con la quale in poco più di 150 pagine l'autore riesce a ricostruire, con dovizia di particolari e assoluta precisione storica, l'evoluzione della strumentazione atta alla riproduzione dell'immagine audiovisiva, dalla preistoria del cinema fino all'animazione digitale, come suggerito dal sottotitolo.
Montanaro, docente di Teoria e Tecnica del Linguaggio Cinematografico e di Politiche e Interventi di Conservazione del Film, compie un approfondito lavoro storiografico attraverso il quale ricostruisce la nascita e lo sviluppo delle singole componenti dell'immagine filmica, tentativi pioneristici e scoperte più o meno casuali che hanno portato nel corso del XX secolo alla fondazione di un immaginario, alla faticosa creazione di un sistema di rappresentazione che è stato il più verosimigliante dispositivo di simulazione sensoriale: leggendo è come se assistessimo alla cronaca di una re-invenzione di un rapporto sensoriale con le cose, al processo di cattura ed elaborazione dell'immagine in movimento, del suono, del colore. L'evoluzione artistica del cinema appare indissolubilmente legata ai progressi della tecnica che metteranno le potenzialità espressive del mezzo in condizione di potersi realizzare di fronte all'obiettivo della macchina da presa prima e all'occhio dello spettatore poi. Ma la cronaca dell'autore non descrive certo la componente artistica come asservita al progresso della tecnica, e non dimentica di segnalare come sia stata spesso l'urgenza espressiva a fare da traino alla ricerca tecnologica, come nei casi di grandi autori quali Meliés e Abel Gance, la cui ambizione visionaria ha contribuito ad allargare i confini del filmabile e del riproducibile.
Dall'argento al pixel racconta un viaggio di radicale avvicinamento della tecnologia alla materia del reale, e nasconde in coda un brevissimo compendio teorico di importanza assoluta, che forse avrebbe potuto essere approfondito (o forse avrebbe semplicemente meritato un libro a sé stante): partendo dalle riflessioni che sono al centro de L'ultimo spettatore di Paolo Cerchi Usai, Montanaro si interroga sulla materia del cinema, sulla sostanza del materiale che lo ospita. E questo excursus che va dalla creazione all'abbandono della pellicola cinematografica (dall'argento al pixel appunto) ci lascia con la consapevolezza del fatto che se la tecnologia del cinema si era configurata come meccanismo di captazione e riproduzione di un'esperienza sensoriale, l'avvento della digitalizzazione del suono e dell'immagine non potrà mai essere nulla più che una simulazione di cinema, un dispositivo di annullamento e ricostruzione di coordinate sonore e luminose che per la prima volta sfrutta un progresso della tecnica per approdare a un peggioramento qualitativo, alla restituzione di un immagine del reale sottoposta a un meccanismo di privazione e distorsione della verosimiglianza.
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