| AA.VV. |
| Bianco & Nero - numero 3/4 |
| Scuola Nazionale di Cinema/ Marsilio, 2002 |
| 218 pagine, 15.00 Euro |
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Il fascino e l'interesse di un bimestrale come Bianco & Nero risiede nel fatto che la rivista riesce sapientemente a creare una combinazione che lega senza soluzione di continuità documentazione del passato, saggistica originale, materiale e/o punti di vista e scritti di professionisti del cinema.
Il doppio numero che va da maggio ad agosto 2002 rende bene l'idea di una pubblicazione aperta a trecentosessanta gradi sul cinema e sulla sua storia: si va dal materiale inedito di Giuseppe De Santis (i suoi film nel cassetto, a cura di Alberto Farassino), fino alla "pura" documentazione della contesa Zavattini-De Bendetti per i diritti di Quattro passi tra le nuvole; dal saggio di Alberto Pezzotta sul cinema di Edward Yang, fino allo schema del progetto di Il ritorno di Cagliostro della coppia Ciprì e Maresco.
Ed è forse proprio quest'ultimo materiale a incuriosire maggiormente, non solo perché il progetto rivela una procedura di lavoro unita agli intenti (ironici) della coppia siciliana, ma anche perché il testo rivela la complessità alla base della loro poetica. Dispiace (ma anche qualcosa di più) che il testo venga improvvisamente tagliato senza una precisa spiegazione (errore di stampa? Aspettiamo l'errata corrige).
Ma quello che ci importa sottolineare è come una rivista di critica e di studi cinematografici cresca e si completi grazie a scritti tecnici, progettazioni, schemi di lavoro. Aldilà del classico saggio e ricerca la soggettiva (è questo il nome della sezione in cui è inserito il lavoro di Ciprì e Maresco) di autori del cinema non solo si integra ma completa un vero e proprio percorso di indagine.
Gli altri saggi riguardano il cinema documentaristico di Phil Jutzi (di Gabriella Jacomella), il cinema negli spettacoli di Fregoli (di Luigi Colagreco), il cinema e Giovanni Papini (di Luca Mazzei).
Da sottolineare il ricco epistolario di De Santis, documenti preziosi che, come tutte le lettere, ci avvicinano all'uomo che si cela dietro l'artista.
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