Daniele Lunghini
Le foto dello scandalo, cortometraggio di animazione 3D di Daniele Lunghini e Diego Zuelli si è aggiudicato, dopo aver già vinto numerosi e importanti premi internazionali, il Premio come Migliore Produzione Europea al festival di Monte Carlo 'Imagina 02'.
Ancora prima dei complimenti di esperti del settore del calibro di Stan Winston e Shally Page, avevamo intervistato Daniele Lunghini, uno dei due autori, discutendo con lui su alcune questioni relative alla sua opera e più in generale relative al mondo dell'animazione e della computer graphics in Italia.
Imagina Award 02, premiazione de Le foto dello scandalo
Iniziamo subito con una nota polemica. Come mai questo bellissimo lavoro in 3D Le foto dello scandalo rischia di passare sotto silenzio pur avendo vinto così tanto nel mondo? Inoltre vincere a 'Imagina' il premio come Migliore Produzione Europea non è cosa da poco.
Non è possibile che un lavoro come il nostro, che ha vinto un primo premio in Giappone, il Project Team Doga, il World Animation Celebration a Los Angeles, battendo la Pixar e il premio Oscar dell'anno scorso, e un altro premio internazionale a Zurigo (terzo posto al Video and Experimental Festival), non abbia trovato un' istituzione, nè statale, nè privata che supportasse il corto. Avendo vinto il Word Animation Celebration Grand Prize avremmo avuto il diritto di concorrere per le nomination all'Oscar, ma è chiaro che avevamo bisogno di una rassegna stampa, di una campagna pubblicitaria. Si dovevano organizzare proiezioni, invece non abbiamo ricevuto nessun aiuto. Con questo lavoro avevamo una chance, la musica funzionava, l'idea era originale, se supportato bene avrebbe avuto un buon risultato nelle nomination.
Questo la dice lunga sulla situazione della computer grafica in Italia e sulla sensibilità che le istituzioni hanno verso questo tipo di lavori. La produzione di corti realizzati in 3D è limitata e si stenta a considerare la computer grafica come mezzo di espressione.
In Italia stiamo passando lo stesso momento che ha passato internet all'inizio. I siti internet all'inizio erano in mano agli informatici e quindi erano dei siti bruttissimi, molto tecnici. Adesso stiamo passando i cortometraggi ai modellatori 3D che difficilmente danno il proprio talento a registi per esprimere, preferiscono realizzare le loro idee, purtroppo, però, la maggior parte sono dei tecnici, quindi creano effetti speciali, esplosioni, bombe, astronavi che volano, ma senza espressione.
C'è da dire che in Francia, Germania o in Usa, le scuole di computer grafica esistenti uniscono fortemente l'aspetto tecnico con quello creativo. I ragazzi che si formano crescono con una conoscenza tecnica informatica molto forte unita però ad una sensibilità linguistica e anche artistica. Come è la situazione italiana?
Innanzitutto abbiamo un problema di livello tecnologico e di livello di bravura dei modellatori che non può essere paragonato con i francesi o con gli americani.
In più c'è il fatto che la grafica 3D non viene considerata come un mezzo per esprimere qualcosa. La mia formazione ad esempio è cinematografica, per cui vedo la computer graphics come un modo per interpretare la realtà.
Nel corto è fortissimo questo sguardo cinematografico, anche per l'uso del bianco e nero.
Sono pochi i lavori in 3D in b/n, ma l'idea era proprio cinematografica, legata la cinema americano degli anni' 40 e quindi non potevamo fare una cosa a colori.
Daniele Lunghini mostra una foto di Wegee
C'è un recupero delle atmosfere del noir, da Hitchock a Orson Welles, ma anche dell'uso del piano sequenza attraverso un'idea estremamente originale.
Sinceramente non ho pensato in modo particolare a questo aspetto, i film degli anni '40 mi sono rimasti più come profumo e atmosfera ma non saprei dire un film o un autore in particolare. Se devo trovare un collegamento con qualcosa che già è stato fatto è con un vecchio video di Janet Jackson con lei che balla in città attraverso un lungo piano sequenza: gli stacchi in realtà si vedono, perché è un video molto vecchio, ma questo piano sequenza mi aveva colpito molto.
In questo senso il corto ha forti somiglianze con Nodo alla gola di Htichock, che staccava alla fine di ogni bobina su un muro o dietro la schiena di un attore. Anche voi avete avuto questo problema per problemi di rendering (di calcolo del computer)?
Fare un unico file era una cosa quasi impossibile, almeno per noi che lavoravamo con due computer. Quindi anche noi abbiamo diviso le scene che sono state legate al nero, attraverso qualche porta o finestra.
Wegee
Mi hanno colpito molto i volti dei personaggi, il protagonista maschile inoltre ha una forte somiglianza con Kevin Spacey.
Veramente era il mio viso un po' più dimagrito! (ride). No, in effetti in molti sostengono che il personaggio protagonista assomigli a Kevin Spacey. Riguardo al volto in ogni caso la prima foto è rimodellata su una foto di Wegee, il fotografo, ed è l'altro mondo al quale faccio riferimento. Wegee è un fotografo di cronaca, su di lui Robert Zemeckis ha prodotto anche un film, L'occhio indiscreto con Joe Pesci. Secondo me è un grandissimo artista, è riuscito ad elevare ad arte una realtà di cronaca nera, una realtà durissima come la New York dei bassifondi. Un'idea che non siamo riusciti a realizzare era quella di inframezzare delle foto di Wegee tra i capitoli della storia, in quel caso la mia celebrazione sarebbe stata ancora più forte, ma effettivamente sarebbe stato anche un lavoro eccessivamente complesso.
Il ritmo della storia è senza dubbio strettamente legato alla musica che è parte fondante del film...
La musica è una musica originale di una band reggiana, i Complesso residenziale. Hanno fatto un lavoro splendido perchè gran parte del video era stato montato e studiato sulle note di Summertime suonata da Pat Metheny, uno splendido pezzo su due chitarre, ma quando stavamo iscrivendo il film ad un concorso italiano ci siamo scontrati con i problemi dei dirittti. Così conoscendo questi ragazzi li ho pregati di fare questo pezzo di musica. Non solo hanno dovuto studiare una musica su delle immagini, ma su delle immagini che erano studiate per un altro pezzo già esistente.
Per quanto riguarda i costi e i tempi della produzione?
E' tutto molto relativo, naturalmente io e Diego non ci siamo pagati, inoltre siccome io lavoro e Diego è studente abbiamo lavorato per un anno circa nei fine settimana e la sera. Inoltre abbiamo avuto una spesa legata a Cinecittà per il riversamento su pellicola. Abbiamo vinto il festival Arcipelago a Roma vincendo cinque minuti di riversamento su pellicola, ma il corto ne dura sette e quindi per i due minuti in più abbiamo dovuto provvedere noi con una spesa a due cifre...
Tutti questi sforzi sono stati ripagati dai premi vinti, ma è difficile scontrarsi con altri prodotti supportati da scuole, case di produzione? La vostra non rischia di essere una eccezione?
Basta portare l'esempio del Canada ad Annecy: un corto sì e uno no era canadese e tutti erano supportati dalla Fondazione canadese per l'animazione. Il nostro lavoro è una eccezione che conferma la regola. Rimane il dato di fatto che due come noi sono andati a Los Angeles, unico prodotto italiano selezionato, con il nostro artigianalissimo corto, battendo la Pixar. Ma nessuno si è interessato a questo. Inoltre noi che facciamo animazione dobbiamo tremare ancora di più visti gli insuccessi di Momo e di Aida degli alberi: adesso un produttore prima di sborsare i soldi per produrre un film di animazione ci penserà cento volte.