Cinema, morale e ideologia: Mare dentro
di Andrea Bettinelli
Un consenso quasi unanime ha accolto la
presentazione di Mare Dentro, l'ultimo film del cileno Alejandro
Amenábar, nel corso edizione 2004 della Mostra del
Cinema di Venezia.. E infatti Mare dentro è un'opera
meravigliosa, incantevolmente sospesa tra un realismo quasi
clinico (racconta la battaglia di un tetraplegico che vuole
ottenere il diritto all'eutanasia) e un simbolismo quasi magico,
con una capacità di trascorrere tra realtà e finzione
che rende possibile pensare a un Almodovar privato delle sue
punte espressive, come se una linea melodrammatica e onirica
passasse da Mare dentro a un film come Parla con lei (che, guarda
caso, partiva da un caso clinico, la vicenda di due donne cadute
in coma). In entrambi i film, la simbolica delle immagini tenta
di scavare dentro un nodo etico, una contraddizione morale che
sconvolge le categorie di pensiero e di azione degli uomini:
in Parla con lei, l'amore di un infermiere verso una paziente
in coma si traduce nel gesto, scandaloso e inaccettabile, di
accoppiarsi con lei; in Mare dentro il desiderio di vita di
un uomo, rimasto paralizzato in seguito a un incidente, si traduce
nel desiderio di morire.
Colpisce che la critica rifiuti in modo
così drastico di situarsi sul terreno morale in cui un
regista lo invita a posizionarsi. Sul Dizionario Farinotti,
ad esempio (consultabile all'indirizzo www.mymovies.it), il
pur bravissimo Davide Morena scrive di volersi astenere "dall'emettere
un qualsiasi giudizio etico sul film di Amenabar in concorso
a Venezia 2004. Premessa fondamentale perché Mar adentro
passa su un tema troppo delicato e fragile per essere qui discusso:
l'eutanasia, ciò cui Ramón, il protagonista del
film, ambisce da ventotto lunghi anni, da quel giorno maledetto
in cui un tuffo mal calcolato lo ha reso tetraplegico, costretto
per sempre dentro quattro mura, su una letto, tagliato fuori
della sua stessa vita". Che è una considerazione
sorprendente, perché tutto nel film di Amenábar
è costruito per spingere lo spettatore a non astenersi
dal giudizio etico, a pronunciarsi, a schierarsi. In questo
senso, Mare dentro è un film ideologico e politico.
Dal punto di vista del critico, ovviamente, non si tratta di
giudicare la tesi che il regista porta avanti, e che potremmo
individuare in un appoggio senza riserve all'eutanasia, sia
come opzione morale sia come proposta politica e giuridica.
Si tratta invece di vedere con quali strumenti questa scelta
ideologica è calata nel tessuto narrativo e nel mondo
interiore dei personaggi, e rilevare quale sia stato il grado
di intervento e di sovrapposizione tra la scelta ideologica
del regista e quella dei personaggi.
Anche in questo caso il confronto con Almodovar
risulta illuminante. In Parla con lei, un infermiere si innamora
di una paziente in coma e si accoppia con lei. Cosa pensa il
regista di questa azione dell'infermiere? Non lo sappiamo, perché
Almodovar evita ogni intervento, lascia i personaggi reagire
liberamente e semmai rimanda la risposta allo spettatore. Nel
caso di Mare dentro, invece, si sente che il regista ha tolto
un po' di libertà ai suoi personaggi: tramite loro, ha
voluto portare avanti la sua tesi e, infatti, gli unici due
personaggi del film contrari all'eutanasia, un prete e un rozzo
contadino (il fratello del protagonista), sono disegnati a tratti
veramente grossolani, e, a ben vedere, rappresentano con la
loro immagine/ruolo la Spagna feudale di Buñuel!
Mi sembra che si tratti se non proprio di un errore, di un limite
nella scrittura di questo film: perché lo scrittore,
il regista, lo sceneggiatore dovrebbero ricostruire il sistema
etico e psicologico dei personaggi senza forzature e sovrapposizioni.
Invito a recuperare un vecchio e splendido articolo di Carlo
Bo (ripubblicato nella raccolta Letteratura come vita, Rizzoli
1994), in cui il critico ligure paragonava il Flaubert di Madame
Bovary al Tolstoj di Anna Karenina, rilevando come nel romanzo
francese si assisteva a un'interferenza continua dell'ideologia
del romanziere nella psicologia della protagonista; mentre lo
scrittore russo si limitava ad amare la sua eroina, lasciandola
vivere di vita propria.
Eppure, vorrei sottolineare come questo
difetto di scrittura non impedisca a Mare dentro di essere un
bellissimo film. Segno che l'essenza del cinema va individuata
al di là dei suoi motivi ideologici, ma risiede piuttosto
nella forza di evocazione delle immagini e nel mistero del suo
simbolismo. E che si può amare un film nonostante i suoi
difetti, come ha scritto Tarkovskij, che adorava Tolstoj proprio
in virtù dei suoi insopportabili eccessi.