Fotogrammi geneticamente modificati: il cinema di David Cronenberg
di Maurizio Ermisino
David Cronenberg, sui nostri schermi in questi giorni con il suo A History of Violence, è un cineasta che come pochi altri ha saputo rappresentare con incredibile efficacia e lungimiranza gli effetti del progresso, della tecnologia sul corpo e sulla mente dell'uomo contemporaneo. Corpo, carne, sangue, contagio, virus, mutazione, identità, penetrazione, ferita, organi, estensione, sono parole a cui dobbiamo fare l'abitudine avvicinandosi alla sua opera. Ed è con straordinario tempismo che il Centro Sperimentale di Cinematografia, in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna e il Museo Nazionale del Cinema di Torino, ha organizzato al Cinema Trevi di Roma la retrospettiva Fotogrammi geneticamente modificati dedicata a David Cronenberg. Rivedersi la sua opera può essere utile per guardare con altri occhi anche il suo ultimo film, girato su commissione, giudicato da qualcuno troppo lineare e poco "cronenberghiano", quando invece presenta molti dei temi e delle ossessioni del regista.
Esattamente come il protagonista del suo La zona morta - che in seguito a un incidente acquisiva il dono di vedere nel passato e nel futuro -, Cronenberg, con il suo cinema, ci ha proposto visioni in grado di esplorare il nostro domani, ma anche il nostro ieri. Proprio A History of Violence, che racconta la storia di un buon padre di famiglia che nasconde un passato macchiato da delitti, è un film che guarda indietro, alla nascita dell'America e del Sogno Americano. L'America, come Tom Stall, ha un passato di delinquenza e sopraffazione, e nasce grazie a uno sterminio, quello dei pellerossa (confrontate anche Gangs of New York di Scorsese e The New World di Terrence Malick in proposito). E come accadrà a Tom, questa violenza è destinata a ritornare ciclicamente alla luce (il ritorno è un altro tema caro a Cronenberg), come dimostrano le guerre, la pena di morte e certi episodi legati all'ordine pubblico. Proprio Johnny, il protagonista de La zona morta, scritto prima dell'era Reagan, in una sua visione aveva previsto un futuro presidente in grado di scatenare guerre, evitando le soluzioni diplomatiche (vi ricorda qualcuno?), e aveva deciso di ucciderlo per cercare di cambiare il futuro.
Ma è proprio nelle sue visioni del futuro che Cronenberg ha raggiunto i punti più alti della sua opera. Lo dimostra un film come Videodrome, che nel 1982 preconizza un mondo dove ciò che appare sul video è da considerarsi più reale della realtà stessa. La storia di Max Rehn, proprietario di una tv che diventa succube delle terribili visioni di tortura e violenza di un'emittente clandestina, rappresenta il destino dell'uomo contemporaneo: Cronenberg, genialmente, teorizza però che la televisione provochi un tumore al cervello, cioè una mutazione nell'organismo umano, e diventi l'estensione stessa del suo corpo, e il corpo una derivazione della tv, che viene rappresentata in un'inedita dimensione organica, fatta di carne e sangue, così come il corpo presenta orifizi (da sempre presenti nel cinema del canadese) atti a contenere videocassette. Il corpo umano è quindi destinato a divenire veicolo, e quindi media. Come d'altra parte è mass-mediale anche il corpo del protagonista de La zona morta: grazie al dono di vedere nel passato e nel futuro Johnny annulla le distanze spazio-temporali, estende all'infinito le sue capacità sensoriali, diventa un medium a tutti gli effetti. La tecnologia, quindi, modifica il corpo umano: ne è l'esempio anche il fulminante Crash, presentato a Cannes nel 1996 tra accese polemiche, un film tratto dal "primo romanzo pornografico basato sulla tecnologia", come lo definisce lo stesso autore James Ballard (che è anche il nome del protagonista), un film praticamente senza trama che segue, con lo schema della ripetizione tipico di un porno, gli accoppiamenti di alcune persone che ormai si eccitano solo in presenza delle lamiere delle automobili, di incidenti stradali e di ferite. Le ferite, che in A History of Violence sono il segno di una società basata sulla violenza, in Crash sono il risultato della tecnologia sul corpo umano, in un mondo in cui l'automobile è oggetto del desiderio perché estensione dell'uomo e l'uomo a sua volta è mutante, in quanto destinato a divenire tutt'uno con la macchina: l'incidente è il momento di fusione tra uomo e macchina, in cui la lamiera penetra la carne; e l'essere umano, proprio in seguito all'incidente, diventa un ibrido di carne e metallo, portando nella carne chiodi e strutture di correzione. Fotografato in maniera fredda e levigata come la lamiera di un'auto, il film usa le immagini patinate della pubblicità (il protagonista è un regista di spot), per arrivare a un discorso opposto a quello commerciale, come ha scritto Gianni Canova nel suo libro David Cronenberg (edito da "Il Castoro Cinema"): i protagonisti amano recuperare, come feticci, le auto incidentate, interrompendo così la catena di rottamazione e nuovo acquisto su cui si basa l'industria consumistica. E nel cercare la morte come si cerca un orgasmo - e in questo l'auto è l'anello di congiunzione tra Eros e Thanatos -, rivendicano il diritto di scegliere come e quando morire, togliendo questa scelta alla politica. È per questo, secondo Canova, che il film è così "sovversivo".
Il discorso prosegue nel 1996 con eXistenZ, film in cui i protagonisti entrano letteralmente in un videogioco, collegato tramite una bioporta (ancora un orifizio) e un gamepod organico direttamente nel loro midollo spinale: in questo modo diventano parte del gioco, e il gioco diventa parte di loro. "Una fusione tra fantasia e realtà, tra mentale e organico. Alla fine è il gioco che diventa carne", ha dichiarato il regista. Come la tv diventava carne in Videodrome. eXistenZ ne aggiorna il contenuto, alla televisione si aggiungeranno sempre nuove tecnologie in grado di estendere il nostro corpo (il gamepod non è altro che un cordone ombelicale che ci collega però a un figlio che è un parto della nostra mente), ma di cui noi stessi saremo estensione. Ma la tecnologia soprattutto sarà in grado di alterare la nostra percezione della realtà. In eXistenZ, come in Videodrome, è evidente un altro carattere di Cronenberg: come in un gioco di scatole cinesi i diversi piani di realtà si sovrappongono e si confondono, rendendo impossibile ai protagonisti capire in che livello di realtà si trovino. Ma la percezione, anzi quello che Canova chiama il "naufragio della percezione", diventa impossibile anche per lo spettatore, che in eXistenZ, in Videodrome, ma anche ne La zona morta e in Spider (2002), storia di un ragazzino schizofrenico che assassina i genitori, segue gli avvenimenti dal punto di vista del protagonista, partecipando così al suo disorientamento: il cinema con Cronenberg allora smette di essere oggettivo, un occhio onnisciente, e diventa soggettivo, a dimostrazione dell'impossibilità del cinema di rappresentare la realtà.
Sì, perché un'altra ossessione di Cronenberg è stata sempre quella di riuscire a filmare l'infilmabile: come la rabbia in Brood - La covata malefica (1979), o la bellezza interiore, quella degli organi, che cercano i gemelli Mantle, ginecologi protagonisti di Inseparabili. (1988). O ancora, come l'intero intreccio de Il pasto nudo (1991) di Burroughs. E se il kafkiano La mosca, del 1986, sembra ancora una volta anticipare gli interrogativi morali legati alla ricerca scientifica (la clonazione di oggi come il teletrasporto del film) e le metamorfosi a cui va incontro il nostro corpo, è interessante per vedere come il cinema di Cronenberg, partendo dall'horror (Il demone sotto la pelle e Rabid sete di sangue trattano entrambi il tema del contagio rinnovando in chiave medica/organica i film di zombi e di vampiri), passando per la spy story (Scanners) arrivi a una personale versione di melodramma: gli amanti de La mosca (che uscirà in questi giorni in doppio DVD, con monografia sull'autore) non sono altro che i protagonisti di un amore reso impossibile dalla malattia, i gemelli di Inseparabili sono divisi dall'amore per una donna, mentre in M. Butterfly è in scena un tema classico del melò, il sacrificio per amore.
In Scanners (1980) Cronenberg ha messo in scena la storia di uomini capaci di creare e distruggere con la mente. E proprio la mente, sembra suggerire Cronenberg, è la creatrice più potente di orrore e di mutazione. Così in Spider, la schizofrenia del protagonista è capace di costruire un altro mondo. E così in A History of Violence l'assassino Joey diventa Tom grazie alla sua mente, senza malattia, senza droghe, senza realtà virtuali: solo grazie alla sua volontà, alla convinzione di essere un altro. Ma il saggio più evidente e straziante sulla capacità della mente è proprio M. Butterfly, in cui uno straordinario Jeremy Irons si convince che la sua amata sia una donna, anzi "la" donna per eccellenza, mentre è un uomo. Ma diventa una donna, perché è innamorato dell'idea: Butterfly è una creazione della sua mente. Come dice il protagonista: "Sono un uomo che ama una donna creata da un uomo." Riflettiamo: anche se non ce ne stiamo accorgendo, stiamo mutando, e cosa diventeremo non possiamo saperlo. Non possiamo fare altro che aspettare la prossima pellicola di David Cronenberg.