A Roma con Martin Scorsese e la sua Film Foundation
di Maria Teresa Fragale
"Se Leonardo da Vinci fosse stato un regista, probabilmente non avremmo mai saputo neanche della sua esistenza". Così esordisce Martin Scorsese alla Festa del Cinema di Roma, lo scorso 15 ottobre. La conferenza lo vede come unico ospite, in qualità di storico e critico del cinema, piuttosto che di regista di fama internazionale. Oggetto dell'intervista è l'attività della Film Foundation, organizzazione no-profit diretta dallo stesso Scorsese e da altri registi di indubbia fama, tra cui Woody Allen, Robert Altman, Paul Thomas Anderson, Francis Ford Coppola, Clint Eastwood, Curtis Hanson, Peter Jackson, Ang Lee, George Lucas, Alexander Payne, Sidney Pollack, Robert Redford e Steven Spielberg. La mission della fondazione è il recupero e il restauro dei grandi film del passato, americani e non, classici e d'avanguardia, nonché la promozione per una loro vasta distribuzione e diffusione. Scorsese annuncia, in questa occasione, la collaborazione della Festa del Cinema di Roma con la Film Foundation per la conservazione e il restauro di un film all'anno, che sarà proiettato nel corso delle prossime edizioni dell'evento capitolino.
Un famoso architetto disse che "se si vuole lasciare un segno bisogna costruire in pietra". Come può lasciare un segno il cinema se è fatto di materiale effimero? Si può conservare qualcosa di intangibile? Eppure la visione reiterata delle grandi opere e dei grandi maestri del passato si impone come una necessità per quel principio, definito da Scorsese il "principio della coabitazione", per il quale le soluzioni registiche attuali prendono forma a partire dall'insegnamento dei maestri. "Registi come Truffaut, Godard, Renoir alimentano ancora oggi il mio processo creativo e gli impegni economici che devo affrontare, e quindi tutto quello che concerne il processo di lavorazione di un film…ho sempre vissuto con l'insegnamento dei maestri".
L'attività del cineasta americano in merito alla conservazione dei film ha inizio alla fine degli anni Ottanta. La prima difficoltà incontrata è quella relativa ai diritti di proprietà. Il cinema, al pari delle altre forme d'arte, dovrebbe essere considerato come patrimonio universale; invece, legalmente, è di proprietà degli Studios, i quali sono i soli a poter acconsentire al processo di restauro di un qualsiasi film. Il costo di una tale operazione può essere anche molto elevato, tutto dipende ovviamente dall'entità del danno. La Sony Columbia Pictures è stata la prima Major a rispondere alle richieste della Film Foundation: oggi ne sono coinvolte molte altre, tra cui anche la Paramount. Il secondo, grosso, ostacolo che Scorsese e la sua Fondazione hanno incontrato sulla loro strada riguarda il recupero degli originali per verificare la primitiva composizione del film e rimontare quindi sequenze che, in passato, sono state tagliate, censurate o modificate. Così, negli anni a seguire, gli Studios, sotto la spinta della Film Foundation, hanno iniziato un lavoro sistematico in questa direzione. Un importante passo in avanti è stato far incontrare gli Studios con gli archivi cinematografici: Scorsese auspica che il restauro delle pellicole possa essere compiuto all'interno degli archivi, e che i negativi originali siano conservati in duplice copia oltre che negli Studios, anche negli stessi archivi, per evitare che incendi come quello in cui è andato distrutto Quarto potere, o altri incidenti, possano danneggiare definitivamente capolavori di inestimabile valore.
Altra grande difficoltà è riuscire a restaurare anche i cosiddetti "film off", cioè quelli che non appartengono più alle Major, ma direttamente allo Stato o a gruppi privati. I film sono comunque di interesse pubblico, "è nostro compito conservarli", dice Scorsese. Decidere quali salvare e quali no, è un onere molto difficile e amaro perché il patrimonio culturale dell'umanità ne uscirebbe in ogni caso impoverito. Proprio come il restauro di qualsiasi opera artistica, quello delle pellicole cinematografiche, oltre che un'operazione molto costosa, è anche complessa, rimanendo valido il principio secondo cui non possono né devono essere introdotti elementi esterni o effetti estranei alla sua produzione. In alcuni casi, comunque, sono state fatte delle modifiche, a volte degli aggiustamenti. In Taxi Driver, ad esempio, è stata introdotta la colonna sonora in stereofonia, perché questa era stata la scelta originaria del compositore. Per ragioni diverse lo stesso è stato fatto per altri film, come quelli di Hitchcook dove è stato introdotto il colore. Cercare di restaurare C'era una volta il West è stata come partire alla "ricerca del Sacro Graal". Il film, afferma Scorsese, era considerato come un'opera mitica, perché dimostrava che si poteva raccontare in modo diverso, aveva creato un genere nuovo, "quello che è l'opera lirica per il teatro". Purtroppo il film è stato capito solo molto più tardi: negli anni Settanta era addirittura difficile trovarne una copia, i pochi fortunati si riunivano come massoni per assistere alla proiezione, ma ogni volta la pellicola si danneggiava irreparabilmente.
L'ultimo film restaurato dall'archivio film e TV della UCLA, grazie ai fondi provenienti dalla Film Foundation e dall'associazione stampa estera di Hollywood, è Uomini e topi (Lewis Milestone, 1939), proiettato in anteprima mondiale proprio alla Festa del Cinema di Roma. Il restauro ha riportato la pellicola al color seppia originario. Il film, che ha ricevuto due nomination agli Oscar come miglior film e per la bellissima colonna sonora di Aaron Copland, presenta per la prima volta nella storia del cinema una sequenza iniziale che precede i titoli di testa.