Robert Aldrich
TOFIFE 2006/L'imperatore del Nord
di Christian Olivo
Oregon, 1933. Nell'America all'apice della Grande Depressione, dilaniata da una crisi economica senza precedenti, il capotreno Shack (Ernest Borgnine), temuto dai suoi stessi uomini per la condotta e i modi poco ortodossi, perseguita e fronteggia con ogni mezzo tutti i vagabondi senza lavoro, i cosiddetti hobos, che tentano di viaggiare clandestinamente sul suo convoglio, la Linea 19. Verrà sfidato dal più in gamba tra loro, l'esperto Numero Uno (Lee Marvin) che si vedrà presto obbligato ad accettare la compagnia del giovane ambizioso e privo di scrupoli Cigaret (Keith Carradine).
Come ebbe occasione di rimarcare Walter Hill nel corso di un incontro con il pubblico alla passata edizione del Torino Film Festival, che quest'anno ha omaggiato Robert Aldrich con un'esauriente retrospettiva - in cui si inserisce un'ottima stampa di questo L'imperatore del Nord -, "la parola chiave quando si parla di Aldrich è anarchia". Concetto a cui neppure questa pellicola si sottrae. Proprio come Walter Hill, il regista del Rhode Island, scomparso nel 1983, sembra essere tormentato dalla ricerca di un codice morale al disordine che regna sovrano nella società, senza poi individuare la possibilità di comportamenti esemplari, riscatto etico o redenzione. Irreprensibile (quanto ignoto ai più) caposaldo di quel genere che oltreoceano viene spesso definito period adventure, L'imperatore del Nord trae forza e compattezza già a partire dalla brillante sceneggiatura firmata da Christopher Knopf, pregna di quei vividi dettagli e di quei dialoghi da uomo di confine che la maestria dietro la macchina da presa di Robert Aldrich e la superba fotografia di Joseph Biroc restituiscono in immagini eloquenti e altisonanti di un periodo, la Grande Depressione, che più sottilmente nella cinematografia senza compromessi dell'autore significa fallimento dei rapporti con la realtà esterna. Un protezionismo (storicamente economico, nel nostro caso psicosociale) che spinge i protagonisti del film ad imporre il proprio mondo, senza per questo rendervi partecipi eventuali interlocutori, ma anzi soffocandoli in una loro latente megalomania (che nel contesto storico europeo si tradusse con l'avvento del nazismo).
L'imperatore del Nord è un film muscolare, maschio, sporco e cattivo come solo negli anni Settanta - periodo assolutamente aureo in cui si portava a compimento la dialettica del genere e della violenza su grande schermo - se ne facevano. Una fase in cui, soprattutto, non vi era urgenza di approfondimento psicologico né di background storico per i personaggi portati in scena. Così non ci si pone mai alcuna domanda sull'origine di tanto sadismo nel comportamento di Shack (un Borgnine così cattivo raramente lo si è incontrato altrove), sulle ragioni di una presunta moralità del Numero Uno o su quelle dell'ambizione ipocrita di Cigaret (un affascinante e capace Keith Carradine, allora ventiduenne). Un'opera che è tutto istinto, rabbia primordiale e impulso quasi animalesco (nonostante l'eroicità del personaggio interpretato da Marvin sembra infine trionfare proprio per quella umanità tanto ricercata da Aldrich e che per il regista sembra essere condicio sine qua non perché un personaggio si elevi al rango di eroe), una lotta per la sopravvivenza che si fa ideologia dell'esistenza dalla drammaticità e violenza immediate, attenuate soltanto da rari quanto istantanei momenti di distensione. Monumentale.
Curiosità: originariamente L'imperatore del Nord avrebbe dovuto essere girato da Martin Ritt (La lunga estate calda, La spia che venne dal freddo tra i suoi film più celebri), il quale fu messo da parte dall'allora boss della Paramount Bob Evans. Dietro a questa mossa c'era Sam Peckinpah, al cui nome pensò Evans e che poco tempo prima della lavorazione rifiutò a causa di un corrispettivo che l'autore riteneva inadeguato. Si passò così dalla Paramount alla Fox, che infine propose come regista Robert Aldrich. Le riprese sono state effettuate a Cotton Gate, Oregon, nelle stesse location usate da Buster Keaton per il suo Il generale – Come vinsi la guerra (1926). A tal proposito, va ricordato che il nonno di Lee Marvin aveva partecipato alla lavorazione proprio di questo film leggendario. Marvin conservava ancora i piani di progettazione della locomotiva (ricostruita in dimensioni reali) utilizzata per le riprese.
L'IMPERATORE DEL NORD
(USA, 1973)
Regia
Robert Aldrich
Sceneggiatura
Christopher Knopf
Montaggio
Michael Luciano
Fotografia
Joseph Biroc
Musica
Frank DeVol
Durata
119 min