Richard Brooks
A sangue freddo
di Maurizio Ermisino
Ogni artista è un cannibale, ogni poeta è un ladro, tutti uccidono la loro ispirazione e cantano il dolore (U2 - "The Fly").
Questo verso, di una canzone degli U2, mi è venuto in mente subito dopo aver visto il film Truman Capote – A sangue freddo, che ricostruisce la gestazione del libro "A sangue freddo" del celebre scrittore americano. Come sempre più spesso si usa fare al cinema - vedi Neverland su James Barrie, creatore di Peter Pan -, nel film si indaga sul rapporto tra un autore, la sua vita e la creazione della sua opera più importante. Il percorso è affascinante. Ed è per questo che la visione di In Cold Blood, il film di Richard Brooks del 1967, tratto dal romanzo di Truman Capote, è una visione necessaria per chi ha visto il film sullo scrittore americano in questi giorni nelle sale, oltre che un film notevole di per sé.
La storia è quella dell'assassinio della famiglia Clutter da parte di due giovani in libertà vigilata, Perry Smith e Dick Hickock. Secondo una soffiata, la casa dovrebbe nascondere una cassaforte. Ma i due non trovano il denaro e uccidono tutti per non lasciare testimoni. Si danno alla fuga, e quasi per caso vengono arrestati. Il film di Brooks è allo stesso tempo un film documentaristico e un cupo noir: del documentario presenta la ricostruzione minuziosa dei fatti raccontati - il fatto di cronaca da cui nasce la storia - e l'ambientazione, fatta dei luoghi reali in cui si sono svolte le vicende, il Kansas degli anni Sessanta, compresa la casa del delitto. Ma A sangue freddo non è solo questo: esso, infatti, racconta la storia facendo ampio uso degli stilemi del noir, a partire dalla splendida fotografia in bianco e nero di Conrad Hall, per giungere alla sigaretta accesa da uno dei protagonisti in una delle prime inquadrature, e alla musica di Quincy Jones, che deve aver ispirato non poco il lavoro di Angelo Badalamenti con David Lynch. A proposito, l'atmosfera del film, a tratti, sembra preconizzare quelle Strade perdute (proprio Robert Blake, uno dei due assassini, avrà un ruolo nel film di Lynch) percorse spesso dai suoi personaggi, nel film omonimo, ma anche nei road movies Cuore selvaggio e Una storia vera. E ancora, è interessante il montaggio analogico con cui Brooks lega le scene di un racconto che si dipana in maniera classica, dedicando spazio a entrambi i carnefici, mentre il film Capote punta più sul rapporto tra Perry e lo scrittore (a sua volta suo carnefice?). I racconti sull'infanzia di Perry "estorti" da Capote ci arrivano nel finale attraverso i dialoghi con un giornalista (che è Capote, anche se ha un altro nome), visualizzati anche attraverso una serie di flashback, così come i racconti di suo padre, e una sequenza in cui Perry identifica una prostituta con la madre.
Sia In Cold Blood sia Capote sono opere che dicono moltissimo sulla natura umana. Dalla prima arriviamo a capire come l'infanzia possa influenzare la vita di un assassino: la madre che si dedica all'alcool e ai giovani amanti, il padre che racconta di oro e di tesori, come quello di Cortez nello Yucatan e Il tesoro della Sierra Madre del film. E, ancora, che i criminali che uccidono senza motivo spesso si sentono sessualmente inadeguati, fisicamente inferiori, non distinguono tra realtà e fantasia, tra bene e male. Due criminali che presi singolarmente non sarebbero stati in grado di fare niente, ma che insieme si trasformano in una terza persona. La natura umana è anche questa. Ma è anche - e dopo aver visto Capote lo sappiamo - quella dell'ambizione, dell'ambiguità di un uomo e un artista che non ha esitato a mettere la sua opera davanti alla vita umana. Lo scrittore è un cannibale, un opportunista che "seduce" Perry fingendosi amico, ma smania per la sua esecuzione, unico "strabiliante" finale per il suo libro. Salvo poi venire catturato dai sensi di colpa: forse Capote non è poi tanto diverso dagli assassini che racconta, anche lui ha una visione tutta sua della morale.
Altro aspetto interessante di entrambe le opere è infatti l'aura maledetta che accomuna i destini di Truman Capote e Robert Blake, attore che impersona Perry: Capote non è mai più riuscito a portare a termine un altro romanzo fino alla sua morte; Blake è stato di recente processato, e scagionato, per l'omicidio della moglie. In una serie di vicende dominate anche dal Caso, per entrambi, il destino è corso via lungo strade perdute.
A SANGUE FREDDO
(USA, 1967)
Regia
Richard Brooks
Sceneggiatura
Richard Brooks
Montaggio
Peter Zinner
Fotografia
Conrad L. Hall
Musica
Quincy Jones
Durata
134 min