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Quella dei fratelli De Serio è una ricerca costante
e originale sui nuovi volti dell'immigrazione in Italia,
e più in generale in Occidente. Costante perchè
con Zakaria siamo di fronte al quarto corto realizzato
avente per protagonista un immigrato: un ragazzo arabo,
per questa occasione, dopo una ragazza curda ( Il giorno
del Santo), una donna peruviana ( Maria
Jesus), una bambina cinese ( Mio fratello Yang);
originale perchè ogni corto vive di vita propria,
sperimentando di volta in volta un proprio percorso visivo
e linguistico, con il coraggio di voler raccontare partendo
dai dati della realtà, e cioè dalle situazioni
quotidiane che i veri protagonisti dei film vivono nella
loro vita reale. E anche Zakaria ha una dimensiona tutta
sua, fatta di piani sequenza, solitudine, gesti.
In Zakaria il racconto, sempre minimale ma sempre presente nei corti dei De Serio, è ancor più essenziale e ridotto rispetto ai precedenti, presentando semplici "momenti" dell'educazione del ragazzo, che deve riappropriarsi della sua cultura originaria, quella araba, che lui non ha mai conosciuto. Si tratta dunque di una sottotraccia di racconto che è comunque ben visibile, ad esempio, già nella prima inquadratura, con la camera a mano che segue da dietro il personaggio mentre ascolta qualcosa in cuffia (forse la sua lezione di arabo). Lì c'è la volontà dei De Serio di aderire al mondo di Zakaria, di avvicinarsi al suo mondo, con la consapevolezza di un'indagine difficile, forse impossibile (non sappiamo cosa il personaggio ascolta in cuffia, non lo vediamo in volto). Per il resto la narrazione avviene per piani-sequenza molto equilibrati, quasi neutri, che presentano diverse situazioni (la lezione di arabo, l'igiene personale, la preghiera) in cui Zakaria apprende la sua cultura, e noi con lui. Un film semplice, ma al contempo di svolta rispetto ai corti passati. Equilibrio, maturità espressiva e soprattutto la non retorica fanno di Zakaria una perla preziosa nel panorama delle produzioni corte Made in Italy. Vincitore del Premio Kodak al Torino Film Festival e premio per la Miglior Regia al Festival Internazionale di Siena.
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